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Tolfa

Stemma Tolfa

Il nome Tolfa ha origine incerta, potrebbe derivare da "Tulphae", dalla radice tol- (sollevare), riferito alla sua posizione geografica. Secondo un'altra ipotesi potrebbe riferirsi al nome di un principe longobardo, forse Agilulfo o Ataulfo. Nel territorio della Tolfa sono ben documentate, tramite ritrovamenti archeologici, l'età della pietra (in particolare Paleolitico e Neolitico) e l'età del rame. Attestata con notevole ricchezza di fonti archeologiche dirette è l'età del bronzo (ultimo quarto del III millennio a.C.-inizio del I millennio a.C.). L'area era densamente popolata da villaggi che gradualmente si stabilizzano, attraverso un processo di selezione in favore delle sedi più idonee ai sistemi di vita in progressiva trasformazione (ess.: Bronzo Antico: Bufalareccia, Fosso del Laghetto; Bronzo Medio: la Sughera, la Tolfa, Pian Sultano; Bronzo Recente: Rota); via via i gruppi si concentrano in luoghi ben circoscritti e difesi dove l'abitato prospera specialmente nel Bronzo Finale (la Tolfa; la Tolfaccia, Elceto e Monte Rovello nel contermine territorio di Allumiere); nell'età del bronzo finale non mancano impianti in luoghi aperti, forse con funzioni complementari rispetto ai centri su area difesa (es.: la Concia) e tombe ad incinerazione, sia raggruppate, sia isolate (Poggio della Capanna, Poggio Finocchiara, Coste del Marano).

Da ricordare che la fase piena del Bronzo Finale medio-tirrenico, giacché esemplarmente rappresentata dagli oggetti bronzei del ripostiglio delle Coste del Marano, è universalmente nota come fase Tolfa. Anche lo stesso Monte della Rocca (come oggi viene detto il picco roccioso della Tolfa) ospitò dunque un abitato dell'età del bronzo, di cui è però incerta la continuità con il successivo abitato di epoca storica. Caratteristico di tutto il territorio dei Monti della Tolfa, e condiviso con altre aree interne dell'Etruria, è infatti un periodo di apparente abbandono o di meno intensa frequentazione, corrispondente alla fase iniziale della Prima Età del Ferro (X secolo a.C.), quando la popolazione dei villaggi dell'età del bronzo finale contribuì allo sviluppo demografico dei nascenti centri protourbani (Tarquinia, Cerveteri ecc.).

La graduale rioccupazione del territorio condusse alla stabilizzazione di un sistema di insediamenti etruschi, prevalentemente di piccole dimensioni, noti specialmente per l'evidenza dei rispettivi gruppi di tombe a camera (costruite con pietre o intagliate nel tufo a secondo del substrato locale). Dopo l'età romana, ben rappresentata nel territorio comunale, poche le informazioni disponibili, fino alla prima menzione nota del nome della Tolfa, del 13 marzo 1201 (documento contenuto nella Margarita Cornetana).

Agli inizi del secolo XIII, nella sistemazione territoriale del patrimonio di San Pietro fatta dal papa Innocenzo II, il territorio venne riconosciuto come proprietà della Santa Sede. Occupato dai viterbesi nel secolo XIV, fu infeudato prima ai Capocci e poi a Ludovico Frangipane e Pietro Frangipane, che cinsero l'abitato di mura ed ebbero vivaci contrasti con la Camera Apostolica a causa dei diritti sui giacimenti di alunite (scoperti nel 1460-1462 dal Cardinale Giovanni di Castro, che nel 1463 ottenne da Papa Pio II la concessione venticinquennale per lo sfruttamento delle miniere con la facoltà di fabbricare l'edificio dell'allume) nella zona, finché la vertenza fu composta e il territorio passò alla Camera Apostolica. Finiti i venticinque anni di concessione di Giovanni di Castro, le miniere furono affittate da Agostino Chigi, nobile senese, che ottenne anche la concessione della Rocca di Tolfa, cioè lo sfruttamento agro-pastorale della zona, con la facoltà di tenervi un proprio castellano.

Nel 1502 tale castellano fu Nicola Segardi senese, il quale trasportò diversi pezzi di artiglieria del castello con le armi del Signore della Rocca della Tolfa nelle fortezze di Portercole e Talamone facenti parte allora del dominio senese. Le cave di allume con l'amministrazione Chigi si svilupparono al di là di ogni rosea speranza, e il papa stabilì che il ricavato servisse a finanziare la guerra contro i Turchi, come risulta, tra l'altro, da un atto notarile nell'Archivio Vaticano, datato 1513, inerente al rinnovo dell'appalto Chigi da parte di Leone X, che porta come titolo «Appaltum Alluminum Sanctae Crociatae». L'industria dell'allume, minerale per il cui approvvigionamento non si poteva più contare sui giacimenti compresi nei territori ormai preclusi dalla caduta di Costantinopoli (1453), determinò un improvviso sviluppo della Tolfa, che nel 1530 ebbe da Clemente VII gli statuti di comune autonomo e si allargò rapidamente oltre la cerchia muraria; il complesso sorto vicino alle cave, a circa 4 chilometri dalla Tolfa, composto dallo stabilimento per la lavorazione dell'allume ("le allumiere") e da fabbricati costruiti per alloggiare gli operai, dette vita al paese di Allumiere, divenuto comune autonomo nel 1826.

Nel 1799 la Tolfa, a seguito della rivolta contro la Repubblica romana, repressa dalle truppe francesi, fu saccheggiata e i resti della rocca, che avevano costituito l'estremo baluardo dei ribelli, furono ulteriormente danneggiati.

Fonte: Wikipedia

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