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Da vedere a Gaeta

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    La Montagna Spaccata

    Il complesso della "Montagna spaccata" si incastona nel contesto di tre fenditure della roccia. Segue una scalinata di 35 gradini, che conduce alla profonda, suggestiva fenditura centrale, che, secondo la tradizione cristiana, si sarebbe formata alla morte di Cristo.

    A destra della chiesa si percorre un corridoio scoperto con alle pareti le stazioni della Via Crucis in riquadri maiolicati,opera di R. Bruno (1849): sotto ogni quadro i versi del Metastasio. Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta "Mano del Turco", la forma di una mano (le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un marinaio turco miscredente si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.

    Testimonianze visibili subito dopo, dalla leggenda che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dell'esistente giaciglio in pietra noto ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri".

    La straordinaria bellezza del luogo e la suggestiva atmosfera hanno reso internazionale la fama della "Montagna Spaccata", tanto d'essere meta di continui pellegrinaggi per i fedeli.

    Il santuario è sede dei missionari del P.I.M.E. Nel 1434 dall'alto dei due costoni di roccia che hanno dato origine al nome (di montagna spaccata) si staccò un macigno che andò ad incastrarsi più in basso tra le pareti della fenditura. Su di esso venne realizzata una piccola cappella dedicata al Crocifisso (sec. XIV) con all'interno la tomba del generale napoleonico Alessandro Begani, comandante della Piazzaforte di Gaeta nell'assedio del 1815. Salendo sulla piccola cupola si può ammirare lo strapiombo su cui è situata.
     

    Fonte: Pro Loco Gaeta

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    Mausoleo di Lucio Munazio Planco

    Lucio Munazio Planco nacque da una famiglia di cavalieri nel 90 a.C. presso Tivoli od Atina, morì a 90 anni a Gaeta nell'anno della nascita di Gesù.
    Nella sua vita ricoprì diverse magistrature: Console nel 42 a.C., assieme al triumviro Marco Emilio Lepido, e censore nel 22 a.C. con Emilio Lepido Paolo, che era stato Consul suffectus nel 34 a.C. Fu generale al seguito di Gaio Giulio Cesare durante le campagne militari per la conquista delle Gallie e lo seguì pure durante la Guerra civile, attraversando al suo fianco il fiume Rubicone. Giulio Cesare, dopo aver vinto la Guerra Civile, lo invia in Spagna. Nel 46 Giulio Cesare, dopo essere stato nominato Dittatore a vita e Imperatore, lo nomina praefectus urbi.L'evento è ricordato da una moneta, un aureo: al diritto è rappresentata la vittoria con la scritta C CAES DIC TER ed al rovescio una brocca con la scritta L. PLANC PRAEF. VRB.

    Nel 43 il Senato Romano, su proposta di Cicerone, gli affidò l'incarico di fondare una colonia nella Gallia, che prese il nome di Lugdunum, e fu proprio Planco a tracciarne i confini con un aratro, evento commemorato dalla coniazione di una moneta. Di lì a poco fondò un'altra colonia romana, Augusta Raurica, che prenderà poi il nome di Basilea.

    Lucio Munazio Planco amò tanto Gaeta da possedere nel suo territorio una splendita villa di cui restano solo dei ruderi e un grande mausoleo, posto in cima a Monte Orlando, molto ben conservato, in cui venne sepolto quando morì e al cui interno è presente una sua statua.


     

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    Monte Orlando

    Il promontorio tondeggiante di Monte Orlando si protende nell'azzurro Golfo di Gaeta e termina con una spettacolare falesia a picco su mare.

    Rappresenta l'estrema propaggine verso il mare della catena dei Monti Aurunci, la cui posizione, estremamente ravvicinata al mare, ha determinato e determina tutt'oggi, caratteristiche climatiche che favoriscono particolari associazioni vegetali.

    Tale contesto, inserito nella fioritura della macchia mediterranea che avvolge l'intera collina offre numerosi spunti per una visita in ogni stagione dell'anno. Da un punto di vista geologico, le acque meteoriche e l'erosione marina hanno determinato grotte, cavità e crepacci come la "Montagna Spaccata", "La Grotta del Turco" e le caratteristiche falesie a picco sul mare.

    Storicamente, invece, il territorio di Gaeta è stato considerato da Papi e Imperatori un rifugio sicuro nei momenti di difficoltà.

    Nei secoli, quindi, sono nate numerose opere di edilizia militare quali bastioni, polveriere, depositi di munizioni e piazzole di sparo. Di tali opere è oggi ben visibile la testimonianza all'interno del parco come dei numerosi resti archeologici di epoca romana, tra cui un Mausoleo in perfetto stato di conservazione.

    Indimenticabili le immersioni nei fondali del tratto di acqua marina protetta antistanti le falesie, con una grande varietà di specie viventi e strutture geologiche di grande interesse.

    Il Parco, inserito nel tessuto urbano del comune di Gaeta fu istituito con la L.R. n.47 del 1986, in seguito alle istanze di associazioni ambientaliste e numerosi cittadini.

    Fonte: http://www.parchilazio.it

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    Museo Diocesano

    Lo storico palazzo De Vio, appartenuto al Cardinale Tommaso De Vio, ospita oggi il Museo Diocesano, nato negli anni Cinquanta come museo-archivio per custodire reperti dell'età classica e del periodo medievale, testimonianze della storia di Gaeta.

    Il museo, sin dalla sua nascita, accolse anche opere pittoriche di edifici religiosi danneggiati nell'ultima guerra, di chiese distrutte o sconsacrate.

    Dal 1998 sono iniziati i lavori di recupero e di ristrutturazione del palazzo De Vio per adibirlo a Museo Diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci. Il nuovo museo raccoglie i dipinti presenti nel precedente nonché molteplici altre opere provenienti da chiese di Gaeta e della Diocesi.

    Nelle sale del museo è possibile ammirare dipinti di Riccardo Quartararo, Teodoro d'Errico Fiammingo, Girolamo Imparato, Quentin Metsis, Luis de Morales, Fabrizio Santafede, Andrea Vaccaro, Giacinto Brandi, Luca Giordano, Francesco Solimena e Pompeo Batoni.

    E' esposto, anche, lo Stendardo di Lepanto quadro (olio su tela) del pittore Girolamo Siciolante, che raffigura su i due lati, il Crocifisso tra i Santi Pietro e Paolo.
    Sventolò sulla nave ammiraglia della flotta pontificia, comandata da Don Giovanni d'Austria. La battaglia nelle acque di Lepanto portò alla sconfitta delle navi ottomane il 7 ottobre 1571. Il 4 novembre dello stesso anno fu lasciato dal figlio naturale di Carlo V, Don Giovanni d'Austria, nel Duomo di Gaeta. In una sala particolare sono esposti due croci bizantine; l'ostensorio ed il calice di Pio IX a Gaeta negli anni 1848-49 e tre Exultet medievali su pergamena.

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    Pinacoteca Comunale

    La Pinacoteca comunale di Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta”, è collocata, dal 2006, nel Palazzo San Giacomo e raccoglie dipinti su tela e su tavola dal secolo XIII al primo decennio della seconda metà dell'Ottocento.

    Le opere, quasi tutte di soggetti religiosi, provengono dal Museo Diocesano del 1956, dalla Cattedrale e da altre chiese chiuse al culto. Nella pinacoteca sono esposte molte opere di cui sono noti gli artisti e, pertanto, rappresenta un giacimento di particolare valore, che permette un'attenta lettura dei corrispondenti periodi delle correnti artistiche in Campania.

    A questa considerazione è da aggiungere che la pinacoteca è il più consistente nucleo di opere d'arte nel Lazio meridionale, già territorio campano fino al 1927.
    Delle opere in mostra il numero maggiore è rappresentato da quelle di Giovanni da Gaeta, artista che ha operato nella seconda metà del sec. XV.

    Sempre ricordando pittori di origine gaetana l'accento viene posto sui nomi di Scipione Pulzone e Sebastiano Conca di età Rinascimentale e Barocca. E’ anche la sede prediletta di numerose mostre, eventi culturali e letterari durante tutto l’arco dell’anno.

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    Santuario della SS. Trinità e Grotta del Turco

    Il Santuario della SS. Trinità, costruito nell’XI secolo, è rinomato nella storia perché qui vi pregarono numerosi pontefici, tra cui Pio IX, sovrani, vescovi e santi, tra cui Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, Leonardo da Porto Maurizio e San Filippo Neri.

    La leggenda vuole che San Filippo Neri avesse vissuto all'interno della Montagna Spaccata dove esiste un giaciglio in pietra nota ancora oggi come "Il letto di San Filippo Neri".

    Il percorso prevede anche la visita della suggestiva “Grotta del Turco”, collegata sia ad un’antica tradizione religiosa secondo cui venne alla luce al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme, sia a diverse credenze popolari. Fra queste, ci sarebbe l’impronta della mano di un marinaio turco su una roccia.

    Lungo la scalinata che porta nelle viscere della montagna, lungo la stretta spaccatura di roccia, è possibile notare sulla parete di destra un distico latino con a fianco la cosiddetta "Mano del Turco", la forma di una mano che, secondo la leggenda, si sarebbe formata nel momento in cui un "miscredente" marinaio turco, che non credeva, cioè, alla storia che gli era stata raccontata sulla causa della spaccatura nella roccia, si era appoggiato alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano.

    Visto il contesto naturale, non è da escludere che nella grotta, nei tempi del Medioevo, siano approdate navi di pirati saraceni.

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